Pietre e nuvole,per essere felice.
volevo scrivere come, ma non riesco. mi si affolla tutto qui dietro gli occhi e la mente, in questo squarcio a forma di coppa. me lo regalasti alla nascita. è di un legno elastico, raccoglie tutto ciò che accade fino a quando trabocca e alcune cose vanno perse. altre vengono spinte in circolo, si susseguono impazzite nel mio sangue, vengono sputate con furia dalla bocca.
ho ricordato ora le chiazze, preludio di sangue che si ritira, macabro avviso di un corpo una volta forte e sano. un massiccio contenitore di positività. credevo fossi invicibile. il mio supereroe. ricaccio via le chiazze, non serve a molto ricordare nel dettaglio la voce di tua sorella, le sue lacrime professionali di chi sa perchè ci lavora, di chi detiene una parte dei misteri del corpo umano, miserabile macchinetta inceppabile. cos'è questa roba? no no niente.... e piangeva. digli niente, il cuore che si ferma. niente.
c'è afa afa afa. un aggeggio delonghi in salotto a rinfrescare centinaia di persone stipate a guardarti. chissà quanti speravano finisse presto per tornare a casa ad abbracciare i cari. perchè il lutto altrui è intenso ma breve, passa per tutti, ma tu torni a casa e i tuoi li abbracci, ci sono ci sono ci sono ancora che bello! lo faccio anche io. non spremo lacrime, eh no quelle bastarde non escono ai funerali. mi metto su quella faccia da svanita sorridente di chi dice che è naturale e che fa parte della vita e bla bla bla. davanti a te però non pensavo questo. davanti a te ero incazzata perchè tu non reagivi. tu mi abbracciavi sempre! e il giorno no, non l'hai fatto. ho odiato quel lutto perchè l'unica consolazione accettabile sarebbe stata la tua. dovevi alzarti a dirci che eri risorto. ma questo accade solo nei giornaletti di periferia, nei film, nei racconti popolari e nella tua bibbia.
tuo figlio ti ha dato metà della sua medaglia. non so che medaglia fosse, ma c'era il suo grado, il nome e il gruppo sanguigno credo...l'ha rotta in due e una parte l'ha messa tra le tue mani. pensavo la stesse spaccando per sfogare il dolore, invece no, voleva sepellirla con te. io non ho avuto niente da darti, forse avrei ora tanto da darti, aspetto ancora che tu venga a prendere ciò che stringo tra le mani. le mani a coppa, come mi hai insegnato.
l'altro giorno ero seduta fuori davanti alla piazza, leggevo un libro. con la coda dell'occhio ho intravisto una persona venire verso di me. pensavo fosse un collega, e stavo facendo la figa dietro gli occhiali da sole. volevo ignorarlo e non appena fosse stato davanti a me gli avrei rivolto qualche battuta. la persona si è messa davanti a me, davanti al tavolino del bar. ho alzato gli occhi sorridendo e...non c'era nessuno. eri tu? aspetto ancora i tuoi segni, e tu sai che ora posso riceverli.
sette anni. sette lunghissimi anni. se puoi osservare ciò che accade non hai bisogno di commenti. si, un pò ce l'ho con te perchè non ci sei. ti penso spesso, cosa che non dovrebbe accadere, perchè il tempo scivola e le abitudini ti sommergono. però ti cerco molto, moltissimo, e non ho paura di trovarti. ahi, quante cose quante cose qui nella coppa, se riuscissi a dirle, urlarle, cantarle, suonarle. non c'è modo, stagnano come tossine pronte a ripartire in circolo. deleterie per me e per chi ho in comune con te.
non ti chiedo scusa per ciò che sono diventata, nel bene e nel male interpreto svariati ruoli, aspettando la fine del mondo. ci sediamo qui, io e i miei ruoli, come pagliacci sfiniti in attesa del cachet. nessuna standing ovation da questo pubblico bastardo. aldilà delle standardizzazioni ho capito che sono nata nuda e libera in un modo troppo vestito e limitato, e ho necessità di spogliarmi per stare bene e di rompere gli schemi per sentirmi ancora come quel momento in cui mi hai presa tra le braccia.
come sempre ti lascio, ma tu non lascerai me. rimetto la maschera da bancaria sorridente e professionale, con quest'anima in eruzione spontanea nascosta sotto una anonima giacca nera. dice che il mondo finisce nel 2012...mi è dolce il riabbracciarti...
a menzus biere.

Odio le belle case
....se l'aria è densa di rabbia
Odio le belle cose.
.....se non le posso usare perchè sennò si rompono
Odio i divani costosi.
….se i miei figli non possono saltarci sopra
Odio i gioielli e i diamanti.
.....se regalati da mani bugiarde per riempire la loro assenza
Odio le cristalliere piene di servizi di piatti preziosi.
.....se morirò senza avere la soddisfazione di romperne almeno uno!
Odio le macchine lussuose.
.....se dentro non posso farci l'amore perchè sennò si sporcano gli interni...
Odio i vestiti griffati.
.....se li indossi per far finta di essere qualcun altro
Odio l'intimo raffinato.
.....se poi me lo devo levare da sola
Odio i salotti immacolati.
….se non posso lanciare le scarpe x aria quando mi spogli
Odio le cucine spaziose.
.....se due amanti non improvviseranno mai un ballo stentato
Odio i tappeti pregiati.
…..se non si sporcheranno mai con le mani di un bambino
Odio avere tanti soldi
…..se non li posso spendere per girare il mondo con te
Odio regalare tanti giochi.
…..per surrogare le mie mancanze
Odio le feste di compleanno.
…..e gli auguri di chi non ti guarda neppure in faccia
voglio godere delle forme date dal verde, tirare le scarpe e buttarmi in mare cercare cassiopea nelle notti umide e poi crepare di torcicollo voglio perdere il sonno per godere degli amici e poi l'indomani non tenermi in piedi voglio spendere le uniche dieci euro che ho per comprare una canna e cenere torneremo! voglio bere vino fino a stare male e dire cazzate senza interruzioni e passare la domenica con il mal di testa ma ridendo al ricordo di quella sera voglio suonare la chitarra alle quattro di mattina e si fottano i vicini voglio fare l'amore in macchina e farmi uscire i lividi sulla leva del cambio voglio tornare a cuba con uno zaino sulla spalla voglio vivere in un campo nomadi e imparare i segreti della diversità voglio girare nuda per una volta e vedere le reazioni di chi mi conosce. Sentiti male leggendo i miei pensieri fai bene sai nel tuo bel divanino con sopra il lenzuolino che sennò si sporca e l’hai pagato tanto che cazzo te ne fai delle cose che prendi se poi non le usi? Vomita pure da quella bocca incoerente le scorie di un’anima in putrefazione che corre dietro a immagini di vita fasulla inesistente e mai esistita Fai finta che io sbagli fai finta che io sia matta perché è più facile trovare la follia negli altri piuttosto che accettare le parti di te più oscure…niente trucchi niente inganni sei sincera e trasparente e gli altri sono pazzi Morirai senza aver rotto il bicchiere da duecento euro morirai senza aver stretto mani sporche macchiate di terra e sudore morirai senza godere della diversità degli altri perché ce l’hai la bocca se non comunichi? E le mani se non tocchi? Morirai chiamando un dio che se solo esistesse scenderebbe per prenderti a calci in culo lo stesso dio che ringrazi per avere duecentomila euro in banca non come questa pezzente che se ne sputtana molti di più sapendo che non rimane niente niente niente a parte ciò che diamo a parte ciò che facciamo a parte ciò che siamo … e non ciò che abbiamo.

le ombre non sono che passaggi di vita,
movimenti riflessi,
imperfetti .....
......ma vivi.
ciò che mi hai fatto pensare è che non possono esserci ombre
in assenza di luce...
chi non fa ombre cammina nell'oscurità più totale
è il mio pensiero per te oggi,
non mi sono indifferenti le tue parole
nè i tuoi occhi malinconici
tinti di cielo.


Le tue preghiere sono state esaudite. La mano sotto il viso per tenere su lo sguardo, era questo che volevi insegnarmi?
Guardo avanti e passo oltre. Mi soffermo il tempo necessario per capire e soffrire. Mi soffermo il tanto che mi serve per amare o disprezzare. e vado oltre.
Guardo avanti ma non mi nego lo sguardo verso il basso. Il tempo necessario per chiedere scusa, il tempo che serve per scrutare il non detto, il non visibile, il dislivello. Il tempo che mi serve per vedere in quanti gradini e sassi inciamperò…perché tu sai che non mi negherò la caduta, tu sai che mi farò male, sai che ho bisogno di vedere le cose da prospettive diverse. Toccare terra a volte serve…
Guardo giù con occhi tristi, ho pianto e urlato perdono, non mi sono negata errori (e omissioni!!), non ho negato bugie e bassezze. Anche questo è parte dell’animo umano, la bassezza, anche se nessuno vuole ammettere di avere il nero congenito.
Quella mano sotto il mento…basta una leggera pressione e lo sguardo può spaziare su. Questo si che me lo volevi insegnare. Guarda in alto, c’è qualcuno che sa e ascolta, qualcuno che ti ama più di me. No, questo lo nego sai, mai più sono stata amata così. Spazio ancora nel cielo disegnando forme sulle nuvole (ricordi?) e profili di donna con le vette dei monti. Respiro ancora aria di nuvole e amore, di soli bagnati e di denti da latte. Rivivo i miei piccoli perché attraverso una piccola voce di donna in divenire, stridula e petulante, ma con la mia stessa invadente curiosità. Mi chiedo spesso come risponderesti, e come sarebbe stato passeggiare sulla riva noi tre, tu grande uomo, e noi, le piccole donne in crescita al tuo fianco.
Le tue preghiere sono state esaudite. Il mio viso tra le mani di un uomo, occhi negli occhi per raccontarsi l’Amore. Sono amata, come tu volevi e desideravi. Ho conosciuto la pelle dolce di un bambino, quella felicità dolorosa sullo stomaco, quando sei parte integrante dello scorrere, quando come donna sei la continuità cosmica per eccellenza. Inizi…finisci….ma nel mentre doni nuovi inizi, nuove partenze, nuove parti di scorrere. La donna viene data alla vita e dona vita a sua volta. Una cosa della quale l’uomo è solo spettatore con una parte minore e l’oscar per la performance. Ti ringrazio per non avermi dato la fatidica Y.
Le tue preghiere sono ancora nell’aria. Forse riuscirò a laurearmi, e se ce la farò ti dedicherò la tesi.
Ancora amo la musica, il flauto suona ancora per noi…ancora insegue impazzito crome e biscrome, come se la tua chitarra ancora fosse la musa ispiratrice. Mi hai insegnato che per essere felici basterebbe amare una persona per tutta la vita e innamorarsi di una cosa diversa ogni giorno. Anche questo tuo desiderio è stato esaudito.
Però…papà…sono le mie preghiere ad essere rimaste inascoltate. Sono le mie lacrime dense della tua assenza a rimanere inasciugate. Rimani il più grande amore non corrisposto, il mio grande No. Sono i miei occhi aperti a non vederti, quando guardo davanti, su e giù…perché non sempre basta guardarsi dentro.
Sù lo sguardo…ancora e ancora.

Come mi vuoi...media. la vita mediana per eccellenza. che figata.
la ricetta?
ti diplomi con il massimo, ti laurei con il massimo, trovi un lavoro grazie allo zio Tom che ti accozza, conosci l'Uomo della tua vita, bello e di buona famiglia (dove per buona si intende ricca, non di buon animo...), ci esci per un pò con la benedizione di tutti, dopo tre anni ti sposi con l'abito bianco nella cattedrale, il ricevimento in regola diviso a metà tra le famiglie, bomboniere pazzesche e viaggio in crociera di 20 giorni. La casa l'avete comprata accantonando soldi nei tre anni precedenti, arredata di lusso e in stile moderno. Vai in palestra, cerchi di avere un bambino e passi le serate al telefono con le amiche o a parlare del niente con questo tuo sposo, magari mentre cerchi di scacciare dalla testa quel tuo collega un pò scemo, che però ti fa ridere ma ha un difetto enorme: fa il magazziniere cazzo, mentre tuo marito sta per diventare manager!!! e così ti passi gli anni, andando in chiesa una volta la settimana e scambiando un segno di pace fasullo con gente che ti sta sui coglioni (magari il vicino con la moglie ieri sera sculacciava una puttana...ma oggi è in chiesa, è perdonato!!). Sei abbonata a starbene e cazzate simili, leggi La Nuova Sardegna, ma solo l'ultima pagina, dove c'è il meteo e gli oroscopi. Chi voti? abbò, io sono di centro, destra e sinistra sono uguali...sei qualunquista e dici vaffantoma. NON SI DICE VAFFANTOMA CAZZO SI DICE VAFFANCULO!!!
Sei al centro. al centro del nulla, al centro del tuo niente, e quando mi vedi mi porti rispetto perchè mi vesto bene e lavoro in banca.
Come mi vuoi...ecco come mi avresti voluta. Che delusione cazzo, ma che enorme delusione. E più vado avanti più peggioro, più mi discosto dal target, che a me non me ne sbatte niente del target...la media. L'unico medio che conosco è il ghigno.
L'ho capito sai, che non è che tu non sei una persona entusiasta, non è che sei frigida emotivamente come pensavo fino a ieri, perchè i tuoi occhi luccicano davanti alle belle case, e alle famiglie 'in regola', alle coppie 'a posto'. la casa 'ordinata'. Il marito 'ok'. Quello che di lavoro fa l'impiegato, addomesticato dalla tv serale, che non esce con gli amici, che non ha passioni se non qualcuna ma molto molto segreta...e occhio, che questi uomini così piatti a volte il movimento ce l'hanno altrove, e non è detto che ti possa piacere...e ti piace quella ragazza così a posto che di lavoro fa la casalinga e il marito è manager, che ha la donna delle pulizie e passa il suo tempo a criticare tutto e tutti...lei ti piace. è ordinaria. ti credo che ti piace, non sa di niente, è insapore, incolore. Non l'ho mai vista dare un bacio al marito o ai figli...ma questo non importa, perchè l'apparenza è quella di un uovo di pasqua. APPUNTO. VUOTO.
I miei occhi brillano davanti a cose diverse. Mi dispiace che ti mando a cagare quando mi parli di marco carta, si fotta lui e la sua storiella familiare strappalacrime. Mi dispiace che ti mando a cagare quando mi parli del Grande Fratello, recitano quei poveri scemi davanti a te povera scema...almeno vi fate compagnia. Mi dispiace che ti mando a cagare quando mi parli di quanto stronzi siano i rumeni mentre invece noi italiani....anche perchè tu sei italiana, e io sono sarda. E poi perchè voi italiani non è che ve la caviate proprio bene...
e ti manderò a cagare ancora e ancora per il resto dei miei e dei tuoi giorni, perchè non me ne frega niente dei tuoi slogan da novella 3000, del gossip che fa emilio fede in tv, del perbenismo e del moralismo che ti avvolge ogni giorno come un amante troppo appiccicoso. Non mi rappresenta niente il tuo mondo fatto di apparenza, di veli stesi sul nulla della tua materia cerebrale.
e non ti dirò un cazzo. e sai perchè? perchè non puoi capire. sei troppo mediana.


braccia all’aria sollevano il pianto / vorrei ballare come te intorno al fuoco
suoni sconnessi significati nascosti di lingue lontane
- nel tempo, come noi -
vorrei contorcere gli arti su tamburi ossessivi / narrano ritmi non detti fatti insoluti
danza intorno a fuoco con la gonna da stregaccia / i veli nell’aria bruciante
pelle rossa la luce del fuoco ti fa rossa rosso sangue rosso rosso
scivoli fluida dentro le menti sporche di cenere nel tempo ardente
passione irreale volteggi sublime in spazi drogati - d’essenza vitale…
è il mio sabba inf(v)ernale questo teatrino di intenti
donami ciò che sai per sigillare le labbra
mani su gola per scacciare l’ossigeno
soffocami silenziosa con la cenere in avanzo
che cenere è vita e morte nello stesso misero puntino
è il senso minuscolo di ciò che vivo e uccido
i fianchi scoperti per asciugare l’impatto
il seno al vento per scolpire l’interno
il sangue fa crescere e le ferite stimolano la difesa
vedo il fuoco che ti esce dalle vene
non chiedere perdono per la morte necessaria
per aver seguito la natura per aver sparso croci nella strada
ancora lisce le nuvole di sabbia
fioccava e ghiacciava spargevamo molecole in atomi di attimi
è meno intatta in questa danza
trasfiguro emozioni in metamorfosi

L’atmosfera è surreale, sotto queste volte altissime adornate di tinte chiare e disegni di speranza. ‘vedi quanta gente, tutti per lui, quante persone…oddio…figlio mio…’
Che posso dire signora, ho la scorza dura e tanta voglia di urlare…
Guardo a destra con aria distratta, che pensino pure che sono indifferente, dietro i miei occhialoni neri per nascondere l’anima. Ironia della sorte quel presepe, perché stai li fermo a guardare questo dolore? Tutto rosso con tante luci e i pastorelli immobili e poco convinti, hanno qualcosa in comune con chi sta dentro la cassa…l’assenza di vita, appunto.
Una musica inizia piano, è struggente questo eco, rimbomba ovunque, come se le colonne stessero giocando a lanciarsi le note. Se le palleggiano, un sol e un do, qualche biscroma impazzita fa svolazzare le codine all’aria. Giocano, indifferenti. Fredde e immobili, anch’esse hanno molto in comune con lui.
C’è aria di dolore, e io li guardo uno per uno questi ospiti, c’è chi si asciuga il moccio e le lacrime, chi sembra stanco ma sereno. Ci accomuna tutti un apparente rispetto. Belle le parole che rimbalzano tra le colonne, sa ometto nero, vorrei crederci glielo giuro, vorrei crederci….
Scorgo dolore e incredulità in quegli occhi nocciola. Occhi di donna e di madre, occhi di dolore e speranze rovinate, di abbracci perduti. Un abbraccio – che posso dirti, scusami non ho parole. Sgomento in due occhi chiari, occhi di uomo e fratello – sara tu sai cosa vuol dire perdere una persona cara – si che lo so, ma il tempo ha colmato i miei occhi di altri orizzonti, ha abituato la vista all’assenza. Le lacrime scenderanno in altri modi, in altri tempi, davanti a un muro freddo, sopra un cuscino umido che ospita i miei amati incubi e i miei pensieri stanchi.
Guardo quel legno liscio, e mi chiedo che ci fa li? È vuota? Si, è vuota. Le spoglie senza vita sono solo la traccia, non l’essenza. Ma come glielo dico a lei che crescerà il tuo piccolo da sola, come glielo dico a lei che non ti avrà più nel letto e non potrà più incazzarsi per tutti i futili motivi che inducono due amanti a litigare? L’ultima volta che ti ho visto eravamo proprio in questa chiesa. Era il vostro matrimonio, era bella lei, con quell’abito acceso, perfettamente in linea con gli occhi. Hai sceso i gradini con lei e siamo andati a fare festa.
Guardo ancora i miei vicini. Questi ragazzi alti devono essere dei giocatori di basket, come te. Guardo tutti e mi chiedo quanti di loro incontrerò stasera a fare le ultime spese di capodanno. Ci guarderemo colpevoli, lo so, non ci saluteremo neanche. Perché noi festeggiamo mentre tu stai per essere sepolto proprio il giorno del tuo compleanno. La vita sa essere una merda, con la sua ironia agghiacciante. Fumo una sigaretta e penso che scriverò qualcosa su questo funerale, sul capodanno col funerale, sul capodanno festeggiando con la morte vicina.
Eccola qui, la data di scadenza. Da consumare entro e non oltre il…ognuno ha la sua. Non quella che si merita, ah no, la meritocrazia non esiste neanche in questo ambito. Direi che neanche gli accozzi servono a molto, sennò un servitore di dio dovrebbe essere a lunghissima scadenza.
È tutto aleatorio, ipotetico, ognuno teorizza le cose nelle quali vuole credere. Smetti di fumare che sennò ti viene il tumore. Non bere alcolici che ti viene il tumore, l’ulcera e l’epatite. Non correre in macchina che ti schianti. Non mangiare troppi grassi che poi c’è il colesterolo che ti occlude le vene. Cazzate. Non fare questo né quello e mortificati tutta la vita per la gloria. Non voglio morire infelice, insoddisfatta. Mancasse un anno al mio, di funerale, almeno mi godo dodici mesi festeggiando tra alcol, fumo e cibi grassissimi. E correrò anche in macchina per tornare più veloce.
Miglior vita…sempre afflitti dall’esterofilia, noi uomini, sempre a cercare il meglio che sta altrove. Altrove. Che ne sai se c’è lucifero che ti prende a forchettate o piuttosto il dono dell’ubiquità, che ti permette di stare in ogni dove così a casaccio e ti diverti un sacco. Che ne sai che magari rinasci e rimuori più e più volte, hai la possibilità di amare e godere infinite volte. Che ne sai che c’è il nulla.
Mi convince poco il gran burattinaio che muove i fili. Mi convince poco l'autoimposizione umana della comprensione suprema del tutto. Non è necessario sapere tutto, tante cose sono da scoprire e infinite sono da lasciare incomprese. Nasci e hai firmato un contratto in bianco, avanti prendere o lasciare decidi subito. Tanto prima o poi schiatti. Non sai chi sarai, che farai, dove andrai. Mi diceva mio zio fuori dalla chiesa: 'è assurdo. a tutte le feste più belle che ti fanno tu non partecipi mai. ti battezzano e sei piccolo. al matrimonio sei stordito e stanco. al funerale sei morto.'
eh già. festeggerò ogni venerdì, portando il mio omaggio alla vita. amici e risate senza pensieri. non voglio più pensare che è tardi o che faccio troppo rumore.
Ciao Vincenzo. Ovunque tu sia.

Sento l’eco e il rimbombo di percorsi già fatti
i passi cambiano colore
si spengono glaciali
tre motivi da cantare § da esaltare
non trovo sosta né acqua § nel mio tono asciutto §
[bevi lacrime]
Dissipati i miei soli lascio gli spiccioli alla cenere
scoppino gli argini delle mezze misure
in parole invalid(at)e dal senso supremo
servono segni alle urla liquide
le pareti si chiudono
mentre sfilaccio la mia anima al vento

piango di felicità, quasi non ci credo, non immagini quanto mi sei mancata, e leggere queste righe scritte x me, solo x me...ciò che hai organizzato x il mio ritorno...c'è una cosa che non ti ho detto: quanto sia stato facile x me sbattermene di tutte le ragazze che mi giravano intorno. Nessuno sforzo, in testa, nel cuore, negli occhi solo la tua voce, i tuoi occhi, le tue parole...il sogno di te. E c'è un'altra cosa che non ti ho detto, e cioè che in cima alla piramide del Sole, a Teothiuacan ho gridato il tuo nome al vento, ho guardato quegli orizzonti infiniti, in quei luoghi di culture millenarie, con un'emozione infinita, la pena nel cuore, pensando ai massacri degli Indios passati (gli aztechi) e presenti ( i chiapaneki dell'ezln). guardavo l'estensione e la maestosità di quelle sculture di pietra (non si può chiamarli edifici!), mi sentivo parte di quel popolo trucidato dalla conquista spagnola, e guardando il sole che già calava ho URLATO il tuo nome, ti ho chiamata e ordinavo al vento, in nome dell' amore, di portarti la mia voce, di farti sapere che tu eri li con me in quell'istante. Erano le 14.30 circa del 27 ottobre 2004, le 21.30 circa qui da noi, ho fatto il conto un attimo e poi ho detto, questa volta al dio del sole, di portarti le mie parole e i miei pensieri...buonanotte amore mio... non so se x te quella notte sia cambiato qualcosa, il tuo diario arriva fino a mezzanotte , e di un pensiero diverso che ti abbia parlato di me non c'è menzione...vabbè, d'altra parte sette ore di fuso orario e migliaia di km di distanza hanno forse impedito anche agli dei degli aztechi di fare ciò che chiedeva...Ingrati! Il 26 ottobre hai scritto che tra me e te c'è qualcosa che non si può spiegare. E' vero, è quello che sento anche io, ed è difficile da infilare tra le righe, è qualcosa che esplode ogni volta in modo diverso quando facciamo l'amore, quando i nostri corpi si fondono e diventano uno solo. Al 25 ottobre hai scritto di essere preoccupata perchè nella telefonata mi hai detto chissà quante donne hai trovato la...e io ti ho risposto che qui ce ne avevamo tantissime intorno...non so se sia stata la linea o che, però sia chiaro: NESSUNA MAI, IN NESSUN CASO, NE QUI NE IN MEXICO mi ha allontanato da te! non poteva Sà, non ci sarebbe mai riuscita e ho come l'impressione che nessuna ci riuscirà mai...si hai letto bene amore mio, ho critto MAI, ne sono convinto, sei una traccia nella mia vita che non credo proprio si cancellerà. Sà, non andrai mai più via da me, mettitelo in testa, imprimitelo, scrivitelo a caratteri cubitali e ricordatelo ogni volta che ti stai x organizzare uno dei tuoi soliti segoni mentali! Non andrai mai + via dalla mia anima, dal mio cuore, e forse questo non è nenche una cosa da oggi. Sto dicendo che forse risale a molto tempo fa, anche se non lo sapevo e lo sto ralizzando solo oggi. E ora sei qui e tutti i momenti mi dici che ci sei anche quando non ci sei. Non dico che le cose non possano cambiare, questa è la storia del mondo, il cambiamento appunto. Ma ciò di cui sono certo è che ti sei presa un pezzo della mia anima, e ora è tua. E l'anima è infinita, lo sai vero? Non è limitabile, perciò non si può dividere, quindi dire che ne possiedi un pezzo è come dire che la occupi tutta, che 6 dentro di me così nel profondo che non sarà + possibile cancellarti. Sara, io ti amo.
p.s. scritta nelle notti tra il 2 e il 3 novembre 2004, fottuto dal fuso orario, dopo aver fatto l'amore con te...si, ti amo amore mio!
Siamo vicini al nostro quinto natale insieme, al nostro quinto festeggiamento del mio e del tuo compleanno. Pubblico queste parole che mi hai scritto al ritorno dal messico. ricordo bene quando sei saltato sul pullman. un abbraccio, un bacio su quelle labbra ancora così poco conosciute...ti ho guardato negli occhi e ho pensato 'chissà se tornerai da me....'. per tutti quei giorni che ti ho scritto su quel quaderno, e x tutti i giorni in attesa di una tua telefonata, non ho mai avuto la certezza di rivederti....presi e mollati tante volte nell'arco di un paio di anni, che questa poteva essere l'ennesima volta che ci prendevamo, ci amavamo e ci lasciavamo. Invece quella sera ti sono venuta a prendere, x portarti in quella che sarebbe stata la nostra prima casa. ti ho stretto, avvolto in quel poncho messicano dai colori tenui, e da fantasie che già ti mancavano. non pensavo fossi vero...con i tuoi bellissimi occhi stanchi, e quel tremore nell'attesa di fare l'amore come solo noi possiamo fare. una valigia piena di pensieri e regali, e ricordi di quel mondo che ti attrae e cattura da sempre.
tutto questo è perchè sono felice di averti visto tornare. le tue parole scritte in quel quaderno hanno segnato uno spartiacque. era solo l'inizio di questo nostro percorso, a volte duro a volte scivoloso, ma ricco di alberi da frutto.
torna da me mille altre volte ancora, ti aspetterò ancora come quelle sere autunnali, dove morivo e vivevo un pò ogni giorno, nell'incertezza dell'averti.
